ART

Catena di Smontaggio [2026]

Una performance artistica realizzata da Graziano Giovanatto e me, dopo aver ritrovato uno dei punti di svolta della carriera artistica di Graziano, abbandonato da tempo e rovinato all’interno di un magazzino. L’opera, che aveva avuto un impatto decisivo nella mostra in cui era stata presentata, è stata maltrattata, e il suo autore ha deciso di conferirle un nuovo significato permanente.

Distruggerla piuttosto che lasciarla cadere nell’oblio. Il tutto attraverso un processo di smontaggio a ritroso, i cui frammenti saranno dispersi in tutto il mondo. Sigillati e senza alcuna possibilità di essere mai più ricomposti.

L’iniziativa darà vita a un video, girato e montato da un regista, che immortalerà per sempre la performance e la storia dell’atto stesso, oltre ad alcuni frammenti dell’opera originale.

1 Secondo di Te [2024]

Una rielaborazione del concetto sulla quale le opere di 1 Secondo di… si basano proposte da Andrea Dalla Costa. L’installazione si erge come un manufatto tridimensionale e fisico, e nasce con uno scopo diverso. Qui lo spettatore si trova dinanzi a sé stesso. Ma nel fuggevole istante nel quale si guarda, si rende conto di non essere lui l’osservatore. Sono le venticinque immagini riflesse a guardarti. Ed in un momento scompaiono, e mutano, in un divenire inarrestabile e che mai sarà identico a prima. Grazie alla loro disposizione simil-parabolica, se lo spettatore tenta un dialogo verbale con l’opera, essa risponde, ovattando l’acustica circostante e reindirizzando il suono verso di lui, parlandogli allo stesso modo e in venticinque toni mutati. L’opera ritrae il flusso di cambiamento incessante dello spettatore, all’opposto della sua controparte fotografica dalla quale prende lo stesso concetto di base.

La Memoria della Sindone [2025]

Una rielaborazione in chiave contemporanea del concetto storico della sindone: invece del segno della morte, attraverso la salma deposta, qui la stoffa trattiene solo le tracce dei gesti vitali (dal calore di una mano ai gentili raggi di sole fino al tempestoso soffio del gelido vento). L’opera diventa così una “anti-sindone”, un reliquiario laico dove ciò che si imprime non è la fine, ma l’intensità del passaggio della vita, che sia essa antropica o ambientale.

Il dipinto di Leonardo [2026] • Diario Veneziano, Ilya ed Emilia Kabakov

Venezia è stata la meta dei miei viaggi da piccino per diventare poi dimora e infine bramata meta del mio futuro. È un contenitore di esperienze connesse alle persone che la popolano e di mura intrise di racconti. È conoscere qualcuno sbattendoci contro girando l’angolo di una calle e chiederne storia e origine; divenire i soggetti sfocati dei turisti che si fanno le foto sui ponti; entrare in film che vengono girati alle 2 di notte come intrusi nella propria città; conoscere il proprio vicino di casa che ritorna assente da anni, richiamato dalla nostalgia; incazzarsi per il freddo d’inverno che filtra nei vecchi serramenti di legno e non dormire per l’afa e le zanzare che, schiacciate, decorano la stanza come se fosse la Pimpa. Girare di mattina e salvare una ricchezza gettata vicino alle chiatte della Veritas, come un piccolo dipinto; parlare, male, tutte le lingue del mondo. È nella mia mente e nel mio futuro casa mia. Dura, vecchia, decadente ma indimenticabile in ogni suo scorcio.

Scatto dell’installazione di Venetian Diary / Diario veneziano , 2026. Padiglione Venezia: Note Persistenti. Foto Jacopo Salvi. Per gentile concessione della Biennale di Venezia.
Foto: Osvaldo Di Pietrantonio.

Yellow, Green, Blue, Light Blue, Orange, Black & Transparent [2019]

Durante il periodo delle eccezionali acque alte di Venezia 2019, era molto comune vedere flotte di turisti indossare i calzari, acquistati in loco all’ultimo, per prevenire di bagnarsi piedi e gambe. Era per me giornaliera la camminata che da Rialto mi portava alla sede dello IUAV al Cotonificio; andata e ritorno. Durante una di queste, mi cimentai nel fotografare tutti i calzari impermeabili colorati, e non, che incontrai. Da qui deriva una selezione di 11 scatti poi elaborati laddove il colore o la sua assenza diventano i protagonisti di un accessorio così inusuale.

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