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1 Secondo di… Té
La prima sala museale presenta un’installazione pensata come ripresa tridimensionale del concetto sulla quale le opere di 1 Secondo di… si basano. Questa, però, nasce con uno scopo diverso. Se nei ritratti fotografici il soggetto, il suo sguardo ed un pezzo del suo essere ne rimangono impressi atemporalmente, qui lo spettatore si trova dinanzi a sé stesso. Ma del fuggevole istante nel quale si guarda, si rende conto di non essere lui l’osservatore. Sono le 25 immagini riflesse a guardarti. Ed in un momento scompaiono, e mutano, in un divenire inarrestabile e che mai sarà identico a prima.
L’opera ritrae il flusso di cambiamento incessante dello spettatore, all’opposto della sua controparte dalla quale prende lo stesso concetto di base.
La teca ed il fratello
La seconda sala mette in mostra quella che è la teca più ampia e ricca di reperti del Museo. Ad essa, è stato scelto di accostare, sulla destra, il primo ritratto di 1 Secondo di… datato 1994. Quest’opera, posta in un angolino della stanza, racchiude in sé l’inizio stesso della ricerca artistica compiuta da Dalla Costa. Nascosta, ma fondamentale e presente, come l’originale nella vita di chi l’ha ideata. Un dettaglio d’interesse presente in essa, che non appare in nessuna delle altre opere proposte, risultano i contorni dei singoli frame, che sono, a tutti gli effetti, irregolari. Questo perché l’opera venne fatta ritagliando le fotografie che Dalla Costa fece con la sua Yashica FX-3, memore delle iconiche Polaroid di Maurizio Galimberti, poi accostate a dare forma a quella che poi sarebbe diventato, anni dopo, completamente digitale. Ed a tal proposito, dinanzi ad essa, è posto proprio quello che, dieci anni dopo, è divenuto sia il fratello Marco sia l’evoluzione tecnica di 1 Secondo di…
PRIMO PIANO • CARCERI
Metamorfosi d’idea
Salite le scale sino al Primo Piano del Museo, l’opera che ci si getta contro, con la sua imponenza imprevista, ZA, presenta un nuovo modo di percorrere l’idea stessa di 1 Secondo di…
Questo dipinto in tecnica mista su carta di 220x170cm, mostra un percorso di metamorfosi che l’artista ha intrapreso nell’ultimo periodo, alla ricerca di un modus operandi differente che riesca a trasmettere lo stesso concetto. É stato scelto di mantenere l’originale intelaiatura lignea a cornice dell’opera utilizzata da Dalla Costa per realizzarla nel suo studio; questo, per trattenere, concettualmente, i pensieri dell’artista nei confronti della sua opera in via di sviluppo e riversarli sullo spettatore come se ne fosse egli l’artefice.
Due stanze, otto ritratti
Le due sale espositive sulla destra, entrambe a pianta quadrata, ospitano quattro opere ciascuna, e si fanno presentatrici del periodo risalente al 2004. In un gioco di simmetria tra la geometria del contenitore, il suo contenuto, ed il soggetto di ogni opera nonché l’anno stesso di sviluppo di esse, è qui possibile osservare il periodo d’intermezzo del percorso di 1 Secondo di…
Tra le otto opere appare anche il primo autoritratto dell’artista accostato a ritratti fatti ad amici e conoscenti per affinare la tecnica e la presentazione stessa dell’idea artistica.
Una cella come pausa di riflessione
La prima stanza sulla sinistra ricrea il contenuto di una delle celle ottocentesche, periodo al quale l’ex carcere mandamentale risale. Qui, vengono esposte tre opere che in comune hanno il soggetto. ZA, si presenta nuovamente in questa sala sotto una forma di rappresentazione diversa. Infatti, oltre ad osservare lo spettatore nelle sue sembianze fotografiche tipiche dell’ultimo periodo di 1 Secondo di…, troviamo anche la sua realizzazione attraverso i segni della matita, su carta, protetta da una solida lastra di vetro ed un’acquaforte. Queste, risalenti al 2010 ed al 2012. Eccezioni uniche come lo è anche la sua controparte in lastre di zinco, non presenti in questa mostra, ma che ci raccontano di come Dalla Costa ricerchi nuovi percorsi sempre a partire dallo stesso soggetto. Riflessioni che, come chi veniva rinchiuso in questo angusto spazio, vengono fatte in un tempo disteso, imposto o, come in questo caso, auto-imposto.
Una presenza, un corpo
Tra tutte le opere presentate all’interno del Museo Archeologico, nessuna ritrae un soggetto religioso. Tuttavia, l’ultima sala, contenente uno dei reperti archeologici più d’impatto visivo, vede esposto anche il Pater Noster. Il Cristo, in richiamo ai volti di 1 Secondo di…, dà forma ad una croce, su sfondo rosso, che sprigiona una forte componente emotiva di devozione e, dinanzi ad esso, un corpo giace sotto forma di scheletro. Il sacro, si scontra contro ciò che a lungo venne ritenuto profano, in quanto inizialmente distante dalla religione Cristiana stessa. Questa sala è stata pensata come stimolatore emotivo nel quale lo spettatore deve confrontarsi sia con la morte, che con la religione, così da non poter sfuggire ai suoi pensieri in un senso o nell’altro.
PIANO SECONDO • CARCERI
L’apice
Alla sommità dell’allestimento si è accolti da uno stanzone spoglio, ripulito di tutto e con una pavimentazione lignea. Qui, le tavole a terra, che scricchiolano sotto ai passi dello spettatore, nonostante la delicatezza, richiamano un senso di ansia primordiale, riguardo alla precarietà di ciò che lo sostiene. Accompagnata a questa sensazione, si presenta l’ultima forma di 1 Secondo di…, ovvero i contenuti audiovisivi. Lo schermo, dal quale si presentano i ritratti di Dalla Costa, seppur ci presenti ad uno veloce sguardo delle immagini statiche, ci mente. I volti, ritratti attraverso la fotocamera dell’artista, sono vivi. Ma in maniera differente da tutte quelle che fino ad ora avevamo affrontato. Ogni porzione di ogni ritratto si muove e ci osserva, e ci lascia un’ulteriore sensazione dentro. Assieme alla stanza stessa, ora si aggiunge qualcosa di altro, qualcosa di soggettivo che ci viene proiettato dentro da uno schermo.